L’anziano che verrà, il suo benessere, dalla cura al prendersi cura

Le pubblicazioni Ce.R.R.Co.
Collana “I quaderni dei Grandi Adulti”
Quaderno n. 7 — L’anziano che verrà, il suo benessere, dalla cura al prendersi cura

Chi è nato nel dopoguerra, negli anni del boom economico (’50 e ’60), è oggi chiamato a sostegno di tre generazioni: nipoti, figli e genitori, tutte in difficoltà anche se per motivi diversi. Pur lavorando ancora deve dar fondo a tutte le sue risorse: beni, esperienza, salute, forza e coraggio. Questo “Anziano che verrà” troverà a sua volta chi lo assisterà, lo curerà, lo prenderà in carico?

 

I sessanta-settant’enni di oggi sono molto diversi da quelli fin qui descritti dalla letteratura socio-sanitaria in tutti i Paesi. Sono i figli del baby-boom, sono molti, colti, consapevoli e attenti. Hanno visto l’evolversi delle tecnologie, dei mezzi di comunicazione, delle scienze, della medicina in particolare, e la conquista dello spazio. Sono i testimoni della seconda guerra mondiale, di Corea, Vietnam e Medio Oriente. Utilizzano agevolmente la tecnologia, si muovono liberamente nell’ambiente costruito, viaggiano e conoscono le lingue straniere. Sono socialmente partecipi e disponibili. Ricercano il vero benessere fatto di serenità e non di stress. 

La nostra ricerca ha studiato il fenomeno dei “nuovi” Anziani nel territorio della regione Piemonte, in particolare la metropoli di Torino e le aree prevalentemente rurali di Alba e Bra (Provincia di Cuneo). I risultati hanno evidenziato che i “nuovi” Anziani ambiscono ad essere più partecipi ed a conservare il più a lungo possibile la loro autonomia ed indipendenza non solo fisica e psichica, ma estesa a tutti gli aspetti della vita. Per questo non smettono di lavorare e di aggiornarsi (Long Life Learning) e continuano a “muoversi” nei loro ambienti; ambienti sempre più predisposti e strutturati per questo tipo di utenza. Vogliono vivere a casa loro, assistiti dai servizi territoriali domiciliari, o presso Istituzioni (Centri di Assistenza Primaria, Ospedali, RSA ecc.) ben inserite nel contesto territoriale e socio-sanitario in cui hanno passato la loro vita. Hanno un concetto moderno di qualità del servizio, la sanno percepire e ricercare. La vicinanza con grandi città garantisce loro l’assistenza medica di ogni livello, anche iper-specialistica, ed è veloce l’accesso alle cure domiciliari o a strutture socio-sanitarie articolate in diversi livelli di intensità di cura/riabilitazione, specialmente in provincia di Cuneo, meno nell’area metropolitana di Torino e cintura. Ma l’”Anziano che verrà” deve anche fare i conti con importanti novità:

  • La sua “novità demografica”  (longevità, effetto coorte dei baby boomers-Silver Tsunami, nuovi stili di vita ecc)
  • La consapevolezza che l’attuale livello di welfare e di assistenza sanitaria, con l’attuale crisi, non è più sostenibile
  • Le accresciute esigenze di assistenza e qualità di vita, il desiderio/necessità di vivere a casa propria il più a lungo possibile
  • Lo sviluppo di servizi integrativi (anche a pagamento!), più moderni ed estesi di quelli essenziali assicurati dalla collettività: attività culturali ed artistiche, sviluppo della dimensione spirituale, per valorizzare al massimo un invecchiamento già di per sé attivo.

     Un concetto quindi più profondo e completo di ben-essere (Wellbeing, wellness): slogan unificante, fortemente  sostenuto, tra l’altro, dalle correnti di Bioetica più attente alla Persona che da tempo insistono sul concetto di passare dal «curare» al «prendersi cura» (from care to take care). Un approccio olistico, a 360°, a tutto tondo (all-around) dell’invecchiare bene e della stessa advocacy dell’anziano.

      E allora perché non creare un’offerta di mercato che risponda adeguatamente a questa nuova domanda? Questo studio ha perciò cercato di focalizzare le nuove possibilità di offerta, al cittadino anziano, di un “ben-essere” più completo, al di là delle cure mediche e dell’assistenza, che gli consenta un miglioramento della qualità di vita globale senza mettere in crisi la governance del sistema. Quindi non servizi parcellarizzati,  ma “cittadelle della salute all-inclusive”; non solo la domotica/robotica che risolve la disabilità fisica, ma la cura dello spirito, delle relazioni umane, delle arti. Non solo la salute come assenza di malattia, ma soprattutto come tutela dell’autonomia: poter guidare, migliorare la memoria, curare la forma fisica, la postura, l’affettività e gli stimoli ambientali. In altri termini, non solo la medicina (intesa in modo positivistico, solo biologico), ma anche la cura dello spirito con tai chi, yoga, musicoterapia, bio-danza, meditazione ecc. ecc. In definitiva il piacere globale di stare al mondo… ancorché anziani o diversamente abili, con patologie croniche invalidanti.

     Temi che sono un po’nuovi, «inesplorati» e «irrituali», ma che incontrano certamente le aspettative del soggetto che abbiamo individuato come “l’Anziano che verrà”. A lui/lei è dedicato questo “Quaderno”, con l’auspicio che le Istituzioni – ed i servizi socio-sanitari in particolare – si orientino sempre più ai nuovi concetti di Human Caring e di Medical Humanities, non solo nella erogazione di prestazioni, ma anche nella formazione professionale di chi si prenderà cura, a vario titolo, dell’”Anziano che verrà”. 

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